Oro: i contratti con rendimento minimo “garantito” all’8% annuo
Cosa sono e perché meritano attenzione
Negli ultimi mesi si stanno diffondendo in Italia alcune formule di investimento in oro fisico che promettono rendimenti minimi garantiti fino all’8% annuo, con percentuali che salirebbero progressivamente negli anni successivi. Si tratta di contratti proposti da operatori del settore aurifero e presentati come servizi “non finanziari”.
Secondo quanto riportato nell’articolo, la formula è stata introdotta nel 2022 da società attive nel commercio di oro e si basa su un meccanismo di compravendita ciclica programmata. L’investitore sottoscrive un contratto commerciale e conferisce un mandato per l’acquisto e la rivendita periodica di oro fisico.
Come funziona il meccanismo
Il funzionamento, nella sua versione tipica, prevede:
- sottoscrizione di un contratto commerciale, non classificato come prodotto finanziario;
- investimenti medi tra 20.000 e 30.000 euro;
- riconoscimento di un rendimento minimo annuo dell’8%;
- nei contratti pluriennali, incremento del rendimento fino a livelli più elevati negli anni successivi;
- liquidazione del rendimento esclusivamente sotto forma di oro fisico (lingotti a partire da 5 grammi).
Alla scadenza, il cliente riceve il controvalore investito e i ricavi maturati in oro, con la possibilità di lasciarlo in custodia o riceverlo fisicamente.
Da dove arriverebbero i rendimenti
Secondo i promotori, i guadagni deriverebbero da attività di arbitraggio sull’oro e da accordi con miniere certificate, che consentirebbero l’acquisto del metallo a prezzi scontati rispetto al fixing londinese.
In questo modo si genererebbe un margine che verrebbe in parte riconosciuto al cliente sotto forma di rendimento minimo garantito.
Le perplessità del settore
Alcuni operatori del comparto orafo segnalano che questi contratti, noti come Ccp (compravendita ciclica programmata), presentano caratteristiche simili a un investimento finanziario, pur essendo formalmente strutturati come contratti commerciali.
Le principali criticità evidenziate riguardano:
- la promessa di rendimenti garantiti in un mercato volatile come quello dell’oro;
- la qualificazione giuridica del prodotto, non sempre chiara;
- la necessità per gli investitori di comprendere a fondo le condizioni contrattuali.
Le associazioni di categoria invitano infatti a rivolgersi solo a operatori autorizzati e a leggere attentamente i contratti prima della sottoscrizione.
La riflessione per l’investitore
Quando un prodotto promette rendimenti minimi garantiti elevati su un asset come l’oro, che per natura non produce cedole né dividendi, è sempre opportuno fermarsi e analizzare con attenzione:
- la struttura contrattuale;
- la sostenibilità economica del rendimento promesso;
- i rischi operativi e controparte.
In generale, l’oro fisico è uno strumento di protezione patrimoniale, non di generazione di reddito. Quando viene trasformato in un prodotto che promette rendimenti costanti e garantiti, è un segnale che richiede un’analisi molto approfondita.






