11 Giu 2020

Milena Gabanelli e il servizio sui consulenti finanziari

Non si placano le polemiche dopo il servizio sul corriere della sera di Milena Gabanelli sul ruolo dei consulenti finanziari indipendenti e sugli investimenti da loro consigliati.

 

Il servizio pone l’accento su come viene svolta la consulenza finanziaria in Italia. Fino a oggi banche e assicurazioni hanno esclusivamente venduto prodotti finanziari nei quali all’interno viene remunerata la consulenza per mezzo di provvigioni o margine per sostenere gli emolumenti del dipendente bancario.

 

Tutto ciò è in chiaro conflitto di interessi, perché risulta ovvio che il cliente paga indirettamente una consulenza per ricevere un consiglio che non è detto sia nel suo esclusivo interesse, anzi nella maggioranza dei casi paga per fare gli interessi della banca o dell’assicurazione.

 

Le nuove norme europee MIFID e MIFID 2 hanno messo le basi per aumentare le tutele dei risparmiatori rendendo obbligatoria la profilatura di rischio che ogni cliente è disposto ad assumersi. Tuttavia molto c’è ancora da fare nella direzione della trasparenza. Un esempio ne è stato ancora una volta il rendiconto annuale dove devono essere esplicitati tutti i costi dell’investimento e che è stato inviato dalle banche con notevole ritardo e con un modello che non è stato standardizzato tra gli istituti rendendo particolarmente difficile l’individuazione e la comparazione del dato.

 

Milena Gabanelli si sofferma sulla consulenza in conflitto di interessi offerta dai 33.700 consulenti che operano con il mandato di una banca (ex promotori finanziari) ma nella realtà la dimensione è molto più ampia anche perché oltre l’80% dei clienti si serve della filiale tradizionale, della posta o di un assicuratore. E allora la platea di coloro che vendono un prodotto si allarga circa 300.000 persone (200.000 bancari + 60.000 postali + 20.000 agenti assicurativi e 4.000 broker oltre ai 33.700 promotori finanziari)

 

In un sistema banco centrico finalmente con undici anni di ritardo è stata istituzionalizzata la figura del consulente puro. Una figura professionale al pari di avvocati e commercialisti che si fa remunerare esclusivamente a parcella dal cliente. Il consulente finanziario indipendente deve avere precisi requisiti di onorabilità, patrimonialità e indipendenza ovvero non avere nessun legame con le banche o gli intermediari e quindi non percepire nessun vantaggio nel consigliare un investimento piuttosto che un altro. Una figura professionale che negli Stati Uniti esiste fin dagli anni 70 e che ad oggi rappresenta per gli americani il punto di riferimento per la tutela dei propri risparmi.

 

Ad oggi in italia i consulenti finanziari indipendenti sono meno di 300 ma rappresentano un avamposto nella direzione di aumentare la trasparenza e la tutela del patrimonio degli italiani, nella speranza di costringere le banche a rendere più efficiente l’attività stessa dei consulenti tradizionali e di filiale che dovranno in ogni caso spingere le loro mandanti a migliorare le loro condizioni dal punto di vista della remunerazione in proporzione a ciò che paga il cliente, Il tutto finalizzato ad abbassare gli oneri complessivi per la clientela.

 

Ritengo che il servizio sul Corriere sia stato particolarmente benevolo, in quanto si fa riferimento ad una commissione sui prodotti di investimento dell’1,5%, ma le commissioni medie sui fondi sono del 2% e non è raro trovare prodotti finanziari con oneri annuali ricorrenti del 3, 4 anche 5% che generano un esclusivo vantaggio per chi li colloca e un basso o nessun rendimento per il cliente.

 

Quando a parlarne è qualcuno autorevole come la Gabanelli sul Corriere della Sera vi è stata una vera e propria levata di scudi da parte degli operatori del settore. Maurizio Bufi dell’Anasf, una delle associazioni di categoria della consulenza tradizionale ha dichiarato che la sezione più importante dell’organismo dove sono iscritti anche gli indipendenti è quella dei consulenti delle banche, si auspica che intendesse dire numericamente parlando e non per rilevanza o qualità di consulenza nei confronti dell’investitore.

 

Il presidente dell’ANASF sottolinea che anche le banche potrebbero optare per l’offerta di consulenza finanziaria indipendente. Peccato che nessuna abbia scelto questa strada continuando ad offrire la più tradizionale vendita di prodotti finanziari. La motivazione è chiara e non vale la pena di essere ulteriormente ribadita. Maurizio Bufi probailmente dimentica che lo stesso Paolo Savona presidente della CONSOB (la commissione di vigilanza per le società e la borsa) ha dichiarato di servirsi per i propri risparmi di un consulente indipendente; e se ne sente il bisogno un noto economista ed ex ministro dell’industria come Savona, probabilmente è una attività professionale che deve essere promnossa sempre di più e non combattuta come è stato fatto in questi anni fino a chiamarli consulenti finanziari autonomi anziché indipendenti per confondere ulteriormente il risparmiatore.

 

Non è un segreto che i fondi venduti dalle reti di vendita hanno in molti casi un profilo commissionale più elevato al fine di remunerare una filiera di livelli manageriali e creare utili per la rete che nella maggior parte dei casi è sempre di prorpietà di una banca o di una assicurazione. Non sono da meno i prodotti venduti allo sportello dai bancari che ricevono forti pressing dai loro superiori al fine di macinare commissioni, come denunciato dallo stesso sindacato (FABI federazione autonoma bancari italiani) di categoria.

 

Ben venga Milena Gabanelli che grazie al suo servizio ha acceso un faro su questo settore che ha proliferato anche grazie alla scarsa cultura finanziaria degli italiani che tra i paesi del G20 ci pone al 19 posto come ha rilevato l’Osservatorio Monetario dell’Università Cattolica.

 

Pare scontato ma non lo è affatto: se il consulente è pagato dalla banca farà gli interessi della banca. Ovvio!

 

P.S. Per vedere il servizio di Milena Gabanelli CLICCA QUI!

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