2 Ago 2020

ETF quando la banca si arrampica sugli specchi

La normativa MIFID 2 impone a tutte le banche di esporre con chiarezza tutti i costi ex ante di qualsiasi strumento finanziario venga da loro intermediato in modo da rendere quanto più comprensibile e consapevole la scelta del risparmiatore in merito a un prodotto di investimento.

In relazione all’offerta di acquisto di ETF, nella propria piattaforma online di acquisto titoli, Intesa Sanpaolo applica non solo un aggravio ingiustificato dello 0,60% di costi di intermediazione che si vanno ad aggiungere alle commissioni di negoziazione, ma indica erroneamente costi fissi dello strumento pari a 0,99%, innalzando in questo modo il totale dei costi/oneri/incentivi  fino al 1,59%.

Interpellata dal il Sole 24 Ore in merito a diverse segnalazioni dei clienti, le dichiarazioni ufficiali della banca al quotidiano economico, sembrano generare ancora più confusione nei risparmiatori di quanto non lo siano state le stesse errate informazioni desunte dalla loro piattaforma.

«Questo è uno strumento finanziario rispetto al quale non possiamo offrire supporto consulenziale, ma i clienti lo possono acquistare con facilità e in autonomia – fanno sapere da Intesa Sanpaolo -. Relativamente all’informativa sui costi, il dato presente alla voce “Costi connessi allo strumento finanziario” rappresenta il costo massimo delle commissioni di gestione annue dello strumento sulla base della categoria di prodotto. È stata una scelta progettuale non avendo a disposizione il valore puntuale; per questo motivo abbiamo preferito evidenziare il riferimento più prudenziale. Il cliente viene informato, nell’ambito della proposta di investimento formulata dalla Banca, che il valore di costo puntuale è disponibile nell’ambito della documentazione relativa allo strumento predisposta dall’Emittente, cioè nel caso di Etf i Kiid/Kid, facilmente recuperabili sui siti dei mercati di quotazione degli strumenti».

Alcune considerazioni:

  • Se non viene offerta consulenza su questo prodotto, a maggior ragione bisognerebbe esporre i dati reali e non applicare a tutta la categoria un costo standard peraltro decisamente più elevato. Ad esempio alcuni Etf costano solo 0,07% all’anno e dichiarare che costano lo 0,99% è come dire erroneamente che questo prodotto costerebbe 15 volte di più.
  • Come si può dichiarare nella stessa frase “è stata un scelta progettuale in quanto la banca non dispone dei valori puntuali e che lo stesso dato è presente nel kid di ogni strumento” che tra l’altro dovrebbe essere visionabile e scaricabile direttamente sulla piattaforma del sito?
  • In ogni caso è vero che è facilmente recuperabile sul sito di ogni società di gestione, ma allora perché la prima banca italiana non è in grado di effettuare un semplice aggiornamento del proprio database?
  • La banca dichiara che ha preferito inserire un costo massimo di categoria, quindi anche indipendente dalla società di gestione dell’ETF, pari allo 0,99% come scelta prudenziale nei confronti della clientela. Tale atteggiamento prudenziale lo ritroviamo anche nei fondi Eurizon? Quindi sui fondi della casa è stato inserito un costo massimo del 3% – 4% – 5% all’anno uguale per tutti i prodotti? Lo stesso discorso vale anche per il collocamento di fondi di case terze dove la banca percepisce un incentivo di vendita? O forse accade solo per gli ETF perché in questo caso dalla società di gestione non riceve nessun compenso?
  • Infine se la banca non offre un supporto consulenziale su questi prodotti, a quale titolo richiede un costo accessorio all’investimento dello 0,60%? Di fatto un cliente quando compra in autonomia sulla piattaforma trading con le stesse modalità dell’ETF, un’azione o un tiolo di stato, questo costo non viene giustamente applicato.

Il risparmiatore ha tutto il diritto di essere informato correttamente al fine di effettuare una scelta di investimento quanto più consapevole possibile. Se deve scegliere tra acquistare un fondo e un Etf, è chiaro che in alcuni casi potrebbe essere tratto in inganno da un prezzo più favorevole del fondo della banca stessa, quando di fatto è l’esatto opposto.

A mio parere si tratta di una scelta più prudenziale nei confronti più della banca e non del cliente che a quanto pare deve ancora faticare moltissimo ad avere quella trasparenza per i propri risparmi che è un suo diritto esigere.

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