19 Mag 2021

Il crollo del Bitcoin e non ci dispiace

Ci soffermiamo questa mattina su questo tema per evidenziarne le cause e per comprendere se valga ancora la pena starci dentro, dato che, a quanto pare stare lunghi Bitcoin è il trade con maggiore consensus al mondo.

Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad uno dei più marcati sell off del Bitcoin e delle altre criptos. Esso è partito con le dichiarazioni di Elon Musk che avrebbe mostrato forti preoccupazioni sull’impatto ambientale ( su questo Musk ha ragione visto che per produrli si sta consumando l’equivalente dell’energia elettrica di un paese come la Svezia) derivante dall’attività di produzione di bitcoin e avrebbe dichiarato di non volerne comperare più. Solo questa dichiarazione aveva già spinto piuttosto al ribasso il bitcoin ridando indietro parte dei rialzi che erano stati alimentati proprio dall’entrata nella criptocurrency da parte di Tesla soltanto un paio di mesi fa. A mio avviso su questo aspetto la SEC dovrebbe aprire un indagine e verificare ed eventualmente sanzionare pesantemente certi comportamenti atti a condizionare il mercato a favore di qualcuno.

E’ noto ormai quanto le parole di Musk siano seguite nei social e nella community dei traders retail. Ieri si è aggiunta una notizia ancora più negativa che potrebbe avere delle ripercussioni importanti sulla diffusione del bitcoin come mezzo di pagamento e come valuta. La Cina, in pratica, ha detto NO. La Banca Centrale Cinese avrebbe dichiarato che le “virtual currency” non dovrebbero e non potrebbero essere usate nel mercato perchè non sono delle currencies.

Letta semplicemente cosi, come scritta, sembrerebbe un’affermazione che decreta la fine delle criptos. Se la Cina dice NO, si elimina dai giochi un grosso player. Ma andando nei dettagli si nota che:

1) Il comunicato, pur se uscito dalla PBOC, non ha emanazione governativa ma è stato stilato solamente da associazioni di industriali.

2) Il comunicato non ha alcuna valenza regolamentare. In pratica, la PBOC sta solo cercando di dare un messaggio di cautela in un contesto in cui le criptos stavano ormai dilagando in tutto il territorio cinese. Da ricordare anche che stiamo parlando di uno stato in cui il controllo dei capitali è molto stringente. Ne consegue che le autorità devono almeno prendere le distanze da pratiche che potrebbero consentire l’acquisto di Cripto-valuta ed il trasferimento della stessa all’estero. I pessimisti, al contrario, sostengono che la Cina abbia ormai preso le distanze dalle criptos, e che si stia ormai muovendo verso l’adozione di una sua CBDC.

Solo questa soluzione garantirebbe uno scenario caratterizzato dall’adozione di divise digitali assicurando al contempo un adeguato controllo dei capitali. Il secondo motivo che ha generato il sell off è il posizionamento degli operatori. Stando ad un sondaggio condotto da Bank of America tra 192 gestori al mondo che gestiscono assets per 592 miliardi di USD, “il long bitcoin” è il trade più “crowded”, cioè il più diffuso e condiviso. Detto diversamente, tutti sono d’accordo che bisogna stare lunghi di Bitcoin. Tale view “long bitcoin” è ancora più comune e condivisa di quella “lunghi tech”, di quella “lunghi ESG” e di quella “short treasuries”. Molto spesso (ma non sempre) quando un trade è cosi crowded, va letto come segnale contrarian. Più il mercato e’ stra lungo di un asset più quell’asset rischia di crollare da un momento all’altro.

Questa lettura è condivisa nel mercato ma le statistiche dicono che ex post non è sempre così. Ci sono numerosi casi in cui posizioni lunghe su un asset ne determinano l’ascesa per lunghi periodi di tempo.

Sicuramente la combinata presenza di un posizionamento elevato e delle dichiarazioni della PBOC ha messo un grande freno all’entusiasmo per il bitcoin ma non è detto che l’ascesa sia finita.

Tuttavia grandi rischi permangono:

  • Altri paesi e altre banche centrali potrebbero dichiararsi contrarie alle criptovalute e metterle al bando come fu per l’oro per i privati negli anni 30;
  • Potrebbe nascere un consensus ambientalista contrarian all’utilizzo di questa tecnologia;
  • Si potrebbe rafforzare la consapevolezza che le criptos sono oggetto di riciclaggio di denaro prodotto dal malaffare;
  • Lo storage dei bitcoin rimane una grande incognita. Dove sono conservati? Con quale livello di sicurezza?

 

In conclusione si tratta di un pezzo di codice che niente valeva e niente potrebbe tornare a valere.

Ecco perché, anche se tra i gestori è il traded più condiviso, nei nostri portafogli noi NON lo raccomandiamo!

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