9 Mar 2020

LA FINE DELLE BANCHE, DEI BANCHIERI E DEI BANCARI

Molti anni fa un bel posto in banca era il sogno di tutte le mamme, un impiego sicuro e di prestigio, garantiva 15 mensilità, un reddito sopra la media e i direttori di filiale erano un punto di riferimento per le piccole comunità.

I proprietari non vedevano l’ora di locare a qualche banca i propri negozi ad affitti mirabolanti e sicuri. Gli agenti immobiliari tappezzavano le città di cartelli con la dicitura “ricerchiamo negozi per importante istituto di credito”.

Solo nel mio quartiere nel giro di 25 anni le banche hanno prima raddoppiato gli sportelli per poi negli ultimi 5 anni ridursi ad un terzo. Spesso i locali rimangono vuoti per lungo tempo come a sottolineare  quanto sia cambiato il commercio, spostandosi dal negozio fisico ad internet.

Ricordo perfettamente negli anni 80 le file che si facevano allo sportello della Banca Commerciale Italiana quando mio padre doveva ritirare un libretto degli assegni, alcune volte si poteva impiegare anche un intera mattinata. Gli assegni? A proposito anche loro prossimi alla pensione come una vecchia audiocassetta o addirittura un CD-Rom.

Invece ora, anche in quelle poche filiali rimaste, quando si entra dentro, si prova un senso di desolazione e smarrimento, con un’unica cassa aperta, nessuna fila da fare, come un supermercato vuoto in una grande città nel mese di agosto.

La stessa Unicredit nel periodo 2019 – 2023 ha in progetto di ridurre il personale di altre 5.500 unità e la chiusura di 450 filiali. Ma questi numeri sono enormemente inferiori a quello che effettivamente accadrà. Ne è la prova Intesa Sanpaolo, dopo aver chiuso circa 1000 filiali su 4300, ha espresso la volontà di aggregarsi con il quarto gruppo bancario UBI. Il progetto è quello di chiudere tutte le agenzie in quelle zone dove attualmente c’è una sovrapposizione delle due banche. La banca sotto casa diventerà un lontano ricordo e tra un po’ anche fare un bancomat potrà diventare un problema. Probabilmente assisteremo a centri di consulenza con una sola agenzia per quartiere o addirittura per provincia.

Purtroppo in questi ultimi anni abbiamo visto banche con centinaia di sportelli VENDUTE PER UN SOLO EURO, pacchetti azionari azzerati, titoli subordinati evaporati insieme ai soldi di decine di migliaia di risparmiatori, interi consigli di amministrazione arrestati per bancarotta, riciclaggio, false comunicazioni agli ordini di controllo etc. etc.

MA QUALI SONO I MOTIVI DEL DECLINO DEL SISTEMA BANCARIO?

Il motivo è molto semplice, LE BANCHE NON FANNO PIU’ SOLDI MA HANNO ANCORA COSTI ENORMI. Vediamo perché:

  • Nel 1990 un conto corrente costava 700.000 lire all’anno fino anche a 1 milione, tra costi su singole operazioni, canone etc. Poi sono nate le banche online totalmente gratuite, non si paga neanche più il prelievo bancomat su banche diverse.
  • Le giacenze sui conti correnti generavano una redditività enorme e chi lasciava i soldi sul conto corrente veniva remunerato zero o quasi a fronte di impieghi per la banca molto redditizi. Oggi se lasci i soldi sul conto corrente quasi ti cacciano via, perché le giacenze sono un costo per l’istituto di credito. Attualmente le banche si prestano i soldi a tassi negativi tra di loro pur di liberarsene. L’EURIBOR a 3 mesi che è il tasso di scambio del denaro tra istituti di credito è negativo e quota oggi – 0,47%.
  • Il mutuo casa, il debito più importante delle famiglie ha sempre generato altissima redditività alle banche. Oggi le banche prestano soldi a tasso fisso all’1% a 20 anni. La Nordea Bank in Danimarca ha intenzione di offrire un mutuo a 20 anni a tasso ZERO e uno a 30 anni a TASSO NEGATIVO. Cioè la banca ti presta 100.000 euro per compare casa e tu ne restituisci 99.500 in 30 anni.
  • Gli impieghi verso le aziende sono sempre più difficili da deliberare a causa delle stringenti normative di BASILEA 3 unite alla crisi economica che ha peggiorato i bilanci delle società che non riescono più a rientrare nei parametri di merito creditizio.
  • La disintermediazione delle banche a favore di tutte quelle start-up e fintech che ogni giorno nascono ed erodono quote di mercato. Il processo di rinnovamento è ancora troppo lento a cambiare e ad evolversi con le esigenze di mercato.
  • Il passaggio generazionale su clientela sempre più informata, giovane e quindi smart che mal si addice a sistemi di gestione bancaria tradizionale.
  • Impiegati sempre più avanti con l’età non più in grado di rimanere in linea con i continui cambiamenti di procedure, normative e strumenti high-tech.
  • 000 impiegati di banca sono francamente troppi se messi in relazione con i livelli di autonomia della clientela per mezzo dell’internet banking e un costo lavoro non più sostenibile con l’abbattimento dei ricavi sopra citato.

Una delle ultime voci di ricavo per le banche rimane il settore degli investimenti e in particolar modo del risparmio gestito.

Le banche hanno cercato in tutti i modi di rinviare il recepimento della MIFID 2 sulla rendicontazione dei costi in chiaro alla clientela, la normativa europea prevede che la banca debba esplicitare tutti i costi di investimento che spesso arrivano fino al 3%, 4% a volte anche fino al 5% all’anno dei soldi investiti. UNA MINIERA D’ORO SENZA RISCHI PER LE BANCHE. Per evitare che i clienti prendessero consapevolezza dei costi, le banche hanno fatto di tutto: rinviato di quasi un anno l’invio della documentazione. Oppure creato un dossier di 30/40 pagine per rendere disagevole la comunicazione del dato, inserito in una sezione dell’internet banking senza spedire il cartaceo e tanto altro.

Non a caso in Italia abbiamo i fondi più cari del mondo ed è chiaro che questo status non vuole essere cambiato.

FINALMENTE a dicembre 2018 è stata creata la sezione dell’albo dei consulenti finanziari indipendenti (ovvero che non lavorano per nessuna banca) con grande ritardo rispetto al resto d’Europa e del mondo. In America i consulenti finanziari indipendenti esistono fin dagli anni ’70.

Ora che la professione è stata legittimata è solo questione di tempo. I consulenti indipendenti sono in grado di costruire portafogli di investimento a costi decisamente inferiori e questo genererà una progressiva riduzione dei ricavi commissionali per le banche.

Chissà se fra altri 10 anni il nostro conto si chiamerà Google, Amazon o addirittura Volkswagen… Ad esempio la Sony sta investendo capitali enormi per lanciare la sua automobile, ma non vende televisori??

La fine delle banche dei banchieri e dei poveri bancari è segnata.

Oramai che siamo genitori, forse non sogniamo più un bel posto in banca per i nostri figli e forse è meglio così.

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