Ogni primavera, puntuale come l’arrivo dei ciliegi in fiore, gli istituti di credito italiani devono affrontare un appuntamento che li mette seriamente in agitazione: la spedizione, entro il 30 aprile, del “Rendiconto annuale dei costi e oneri” previsto dalla direttiva MiFID II e recepito nel Regolamento Intermediari di Consob (art. 32). Chiunque possieda un conto titoli o sottoscriva fondi, polizze unit-linked o gestioni patrimoniali riceve — o meglio, dovrebbe ricevere — questo documento, che fotografa in dettaglio tutte le commissioni pagate l’anno precedente: spese di gestione, diritti di custodia, retrocessioni, oneri fiscali, perfino l’impatto delle spese sul rendimento lordo.
Perché le banche tremano
1. Trasparenza obbligatoria, ma dolorosa
La normativa impone di indicare sia l’importo in euro sia la percentuale che i costi hanno eroso dalla performance. Per molti clienti è uno choc scoprire che il 2-3 % annuo di spese apparenti arriva in realtà al 4-4,5 % se si sommano voci “nascoste” come inducement e costi di transazione. Un colpo potenziale alla redditività delle reti che vivono di retrocessioni.
2. Clienti poco informati (per ora)
Un’indagine Morningstar del 2024 ha rivelato che appena il 30 % dei risparmiatori italiani sa dell’esistenza di questo rendiconto ([Agli investitori italiani interessano i costi dei fondi? Le banche, consapevoli di questa disattenzione, non inviano quasi mai una mail o un messaggio push: caricano il rendiconto costi e oneri in un angolo remoto dell’home banking o dell’app, sperando che nessuno vada a cercarlo.
3. Rischio reputazionale
Se il cliente apre gli occhi e confronta i propri costi con le soluzioni a basso TER (Exchange Traded Fund, fondi indicizzati, consulenza fee-only) può decidere di migrare altrove. È il motivo per cui aprile viene vissuto come un “mese nero” nelle direzioni commerciali: si preparano FAQ difensive, script per i private banker e, in certi casi, campagne promozionali lampo per distrarre l’attenzione.
Come viene “imboscato” il Rendiconto Costi e Oneri
– Nomenclature poco intuitive (“rendiconto ex art. 50”, “informativa costi ex post”) che scoraggiano il click;
– Percorsi di download tortuosi: sezioni “documenti” → “informative” → “altri documenti” e via dicendo;
– Versione sintetica vs. versione completa: spesso si pubblica solo il prospetto breve, lasciando al cliente l’onere di chiedere quello dettagliato.
Cosa può (e dovrebbe) fare il risparmiatore
1. Accedere area riservata entro fine aprile e scaricare il file PDF del rendiconto costi e oneri.
2. Analizzare tre numeri chiave:
– Costi totali in euro;
– Impatto percentuale sul rendimento;
– Confronto con benchmark di mercato (ad es. ETF globali con TER < 0,20 %).
3. Richiedere la versione estesa se compare solo l’estratto. È un diritto sancito dalla Raccomandazione Consob 1/2020
4. Valutare un secondo parere: un consulente indipendente privo di conflitti può ricalcolare l’impatto delle spese sul piano finanziario di lungo periodo e proporre soluzioni più efficienti. Uno sguardo critico: la trasparenza non basta Il legislatore ha fatto un grande passo avanti con l’obbligo di rendicontazione, ma la sola disponibilità del dato non garantisce “consapevolezza”. Finché l’informazione non è presentata in modo chiaro, contestualizzata e, soprattutto, valorizzata da una consulenza imparziale, il rischio è che resti lettera morta in un cassetto digitale.
Il vero nodo è culturale: finché il modello prevalente premierà la distribuzione di prodotti costosi invece della qualità del servizio, le banche cercheranno di mascherare il costo reale della relazione con il cliente.
Ad aprile gli istituti di credito si trovano a dover mostrare gli “scheletri nell’armadio” dei costi: un esercizio di trasparenza che può diventare un boomerang, ma che rappresenta anche un’opportunità per i risparmiatori più attenti. Chi prende in mano il rendiconto, lo comprende e agisce di conseguenza guadagna due volte: riduce le spese e impone al sistema finanziario standard più elevati.
Come consulente indipendente, il mio consiglio è semplice: scarica il documento “rendiconto costi e oneri”, leggi le cifre con occhio critico e non accontentarti di spiegazioni sommarie. Se hai dubbi, cerca un parere svincolato da conflitti d’interesse. Le buone scelte di oggi sono i rendimenti composti di domani.
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