Change is good di Fineco, lo spot tra polemiche e opportunità per i clienti
L’ultima campagna pubblicitaria di Fineco, con il suo slogan “Change is good”, ha acceso i riflettori su un dibattito acceso nel mondo della finanza. Mentre alcuni hanno elogiato il messaggio innovativo e dinamico della banca, il sindacato Federpromm ha espresso un netto disappunto, sollevando interrogativi sulla corretta informazione sulla categoria dei consulenti finanziari.
La campagna pubblicitaria e le reazioni contrastanti
La scelta di Fineco di puntare su un messaggio di cambiamento e innovazione ha suscitato reazioni a tutto campo. Da un lato, l’idea di “cambiare” viene interpretata come un invito ad abbracciare nuove opportunità in un mercato in evoluzione presumendo nei consulenti Fineco una maggiore trasparenza; dall’altro, il sindacato Federpromm ha criticato aspramente il messaggio, evidenziando come una comunicazione troppo “frizzante” possa celare alcune insidie legate alla struttura di remunerazione dei consulenti non del tutto escludibili nemmeno in Fineco come in altre banche.
Il sindacato ha infatti sottolineato che, presumendo un’immagine di un servizio trasparente e innovativo, si nasconde una realtà in cui i consulenti operano con una remunerazione basata sulle provvigioni e quindi in parziale/totale conflitto di interessi non sempre in linea con l’interesse del cliente, mettendo in luce un potenziale conflitto tra il messaggio pubblicitario e la prassi quotidiana.
Anche la clientela Fineco potrebbe affermare Change is good!
Nonostante il valore percepito di un’istituzione come Fineco, nessuna banca può considerarsi completamente immunizzata dal rischio di perdere clienti. Infatti, la remunerazione a provvigioni dei consulenti comporta intrinsecamente un rischio di conflitto d’interessi. In questo contesto, il messaggio “Change is good” assume un duplice significato: da un lato invita i clienti a riconsiderare le proprie scelte, dall’altro suggerisce che anche i clienti di Fineco potrebbero valutare l’opportunità di rivolgersi ad altri consulenti finanziari e perché no a questo punto veramente indipendenti, dove l’unico interesse è quello di mettere al centro le esigenze del cliente.
Questa situazione diventa, dunque, un’occasione per riflettere sulla qualità del servizio offerto e sulla trasparenza nella gestione degli investimenti. L’attenzione crescente dei consumatori verso una consulenza imparziale e indipendente rappresenta una spinta positiva per tutto il settore: un cliente ben informato è in grado di fare scelte più consapevoli, scegliendo soluzioni che rispecchino davvero i propri obiettivi finanziari.
Opportunità per il mercato della consulenza finanziaria
In questo scenario, l’attenzione e lo scalpore mediatico possono diventare il trampolino di lancio per una trasformazione del settore, dove le pratiche tradizionali vengono messe in discussione e il cliente finale viene al centro di ogni scelta. Per i consumatori, l’invito è chiaro: informarsi, valutare criticamente le proprie opzioni e, se necessario, esplorare le potenzialità di una consulenza finanziaria indipendente.
L’autogol di Fineco
La controversia scatenata dalla pubblicità “Change is good” di Fineco, insieme al dissenso espresso da Federpromm, ci ricorda quanto sia fondamentale una comunicazione che sia in linea con la realtà operativa. Anche per un marchio consolidato, il rischio di perdere la fiducia dei clienti esiste, specialmente se il modello di remunerazione dei consulenti può generare conflitti di interesse. Per questo motivo, questo momento di scalpore rappresenta non solo una critica, ma anche un’opportunità per i clienti: un’occasione per riflettere sul valore della consulenza indipendente, in cui il cliente è veramente al centro.
Il link per vedere lo spot Fineco : https://youtu.be/fe4XMpjmHX8






