8 Giu 2026

MPS, Mediobanca e Intesa Sanpaolo: quando la concentrazione rischia di impoverire la consulenza finanziaria

Negli ultimi anni il settore bancario italiano ha vissuto un processo di consolidamento sempre più intenso. Le operazioni che coinvolgono Monte dei Paschi di Siena, Mediobanca e i principali gruppi bancari nazionali rappresentano l’ennesimo tassello di una tendenza ormai evidente: sempre meno operatori controllano una quota sempre più ampia del mercato.

Dal punto di vista degli azionisti, delle sinergie industriali e dell’efficienza operativa, queste operazioni possono certamente avere una loro logica. Tuttavia esiste un aspetto di cui si parla poco: l’impatto che la crescente concentrazione bancaria può avere sulla qualità della consulenza finanziaria e sulla concorrenza nel settore. Meno concorrenza significa meno scelta! Quando pochi grandi gruppi finiscono per controllare reti distributive sempre più estese, il rischio è quello di una progressiva omologazione dell’offerta.

Le banche tendono naturalmente a proporre ai clienti prodotti, servizi e strategie coerenti con le proprie politiche commerciali e con gli accordi industriali del gruppo di appartenenza.

Se il numero degli operatori si riduce e aumenta il peso dei grandi conglomerati finanziari, anche la varietà delle soluzioni disponibili sul mercato rischia di diminuire. Per il cliente finale questo può tradursi in una minore libertà di scelta e in una riduzione del confronto competitivo tra differenti modelli di consulenza.

La grande concentrazione bancaria sta uccidendo il futuro dei giovani consulenti finanziari?

Per un giovane professionista che decide di intraprendere la carriera di consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede, la crescita professionale potrebbe diventare sempre più complessa. In un mercato dominato da pochi grandi gruppi, aumenta infatti la probabilità che il potenziale cliente sia già assegnato a un altro consulente appartenente alla stessa organizzazione.

In molti casi le regole interne delle reti vietano espressamente l’acquisizione di clienti già seguiti da altri consulenti del gruppo. Il risultato è che il professionista più giovane, pur possedendo competenze, preparazione e capacità relazionali, si trova a operare in un mercato dove gli spazi di sviluppo diventano progressivamente più ristretti. Si crea così una sorta di “mercato chiuso”, nel quale la mobilità professionale e la libera competizione tra consulenti risultano fortemente limitate.

La vera ricchezza di qualsiasi mercato risiede nella pluralità di idee, approcci e modelli di business. Quando la concentrazione raggiunge livelli elevati, il rischio non è soltanto economico ma anche culturale. Nel lungo periodo si potrebbe assistere a un progressivo appiattimento della consulenza finanziaria, con modelli distributivi sempre più simili tra loro e sempre meno differenziati.

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