Il podcast denuncia una deriva preoccupante dentro Poste Italiane: la cultura aziendale è ormai dominata da obiettivi commerciali così aggressivi da trasformare il cliente in un’occasione di profitto, più che in una persona da servire con trasparenza e competenza. La UILPOSTE lancia l’allarme: la pressione alla vendita nelle sale consulenza – dove i consulenti trattano prodotti finanziari – sta distruggendo la dignità dei lavoratori e la fiducia dei cittadini.
Secondo il Sindacato, gli ambienti di lavoro sono diventati una sorta di “sala trading”: monitor con percentuali, contratti da chiudere a ogni costo, supervisione costante. Il risultato? Ogni cliente è una potenziale vendita, non una persona con esigenze reali. La logica dominante è “piazzare” prodotti, anche quando non sono adeguati al profilo del cliente.
E questo cambio di paradigma è estremamente pericoloso. Quando un’istituzione come Poste – da sempre sinonimo di servizio pubblico – ragiona come una macchina commerciale, il cittadino perde fiducia. Se il consulente ti propone un prodotto perché deve arrivare a un target, non perché ti tutela, si rompe il patto implicito tra azienda e cliente.
I lavoratori sotto pressione… perché devono spremere i clienti
Il racconto dei rappresentanti sindacali è chiaro: la pressione commerciale non colpisce solo i lavoratori, ma nasce proprio dalla richiesta di “estrarre valore” da ogni incontro con il cliente.
-
Appuntamenti serrati
-
Proposte commerciali standardizzate
-
Timore di fallire i target
-
Rapporti umani sacrificati
Gli apprendisti sono i più vulnerabili: pur essendo in una fase formativa, vengono “allenati” a chiudere contratti e spingere prodotti. La logica è evidente: prima chiudi, poi imparerai. Ma a danno di chi? Di loro e dei clienti.
L’effetto collaterale? Migliaia di dimissioni e un clima di stress diffuso. Chi vuole costruirsi una carriera basata sulla competenza e sul rispetto del cliente, scappa.
Il cliente paga due volte
Questa cultura del target ha un doppio impatto negativo:
Il lavoratore si logora, perde motivazione e salute.
Il cliente riceve consulenza distorta, orientata alla vendita, non al bisogno.
Il Sindacato ricorda che Poste Italiane non è una banca privata qualunque: è un’istituzione con una missione sociale. Ridurre tutto a KPI e numeri significa rinunciare alla sua identità pubblica. E, nel lungo periodo, vuol dire rovinarsi da soli: un cliente che si sente manipolato non torna, non consiglia, non si fida.
Come consulente finanziario, Max, sai meglio di chiunque che il valore di lungo periodo nasce da fiducia e trasparenza, non da vendite forzate in stile call center.
UILPOSTE chiede una svolta culturale
Il Sindacato non si limita a denunciare: chiede di riattivare gli strumenti previsti dal contratto, come l’Osservatorio Paritetico sulla Proposizione Commerciale (che in dieci anni si è riunito una sola volta!), e di fissare limiti chiari alla pressione indebita.
L’obiettivo è semplice ma rivoluzionario in un contesto così degenerato:
mettere al centro la persona – cliente e lavoratore – invece del profitto immediato.
La mia opinione
Quando un sistema di vendita mette il cliente sotto tiro, costringendo il consulente a ragionare come un venditore porta a porta, non si parla più di finanza o servizio pubblico: si parla di sfruttamento commerciale.
In queste dinamiche, i clienti sono solo limoni da spremere: poco importa se il prodotto è adatto, se la persona si fida, se capisce cosa sta firmando. L’unica metrica è il target. È una visione miope, che distrugge valore anziché crearlo.
Il mercato finanziario moderno premia l’indipendenza, la consulenza onesta, il modello fee-only. Chi insiste sulla vendita forzata, oggi, rischia di perdere tutto: persone, reputazione e futuro.
di seguito il link a UILPOSTE: https://www.uilposte.it/pressione-commerciale-in-poste-italiane-allarme-uilposte-apprendisti-lavoratori/






